ERBALUCE
Anche se non si può considerare un vitigno autoctono in senso stretto, il vitigno Erbaluce ha per la provincia di Torino un’importanza storica poiché la sua presenza è limitata all’area dell’alto Piemonte e soprattutto all’enologia del Canavese dove si è diffuso trovando le condizioni ambientali migliori per il suo sviluppo. In questa zona oggi l’Erbaluce rappresenta il vitigno tipico per estensione delle colture e fondamentale per valore commerciale dei vini. I vigneti, la cui coltivazione a ridosso delle Alpi richiede cure attente, testimoniano un amore e una passione per la terra che hanno radici antiche nella viticoltura canavese.
L’Erbaluce utilizza sistemi di allevamento tradizionali come la pergola canavesana, detta “topia”. Unica sul territorio piemontese, la pergola canavesana ha pali di sostegno e traverse, generalmente in legno di castagno alti fino a 2 metri da terra. Il grappolo dell’Erbaluce è di media grandezza, cilindrico, un po’ allungato, compatto. Gli acini sono sferoidali con buccia spessa e a maturità assumono una particolare colorazione ambrata. Dall’uva Erbaluce, il cui nome pare derivare dalla leggendaria ninfa Albaluce, si ottengono tre tipologie di vino bianco: Erbaluce di Caluso, Spumante (metodo classico) e Passito, le cui uve appassiscono nei solai per alcuni mesi – dalla vendemmia a marzo – prima della pigiatura e concentrano nel tempo i loro aromi.
I VINI
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